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a cura di Elvezio Mussi

"VEDUGGIO": STORIA e ARTE
   In questo scenario, che ancora mantiene intatte oasi ricche di fascino, si trova il paese di Veduggio con Colzano. Una domanda che ci si pone è: perché "Veduggio" si chiama così? Da dove proviene questo nome? A tale interrogativo ci aiuta a rispondere la toponomastica, la scienza che studia le origini e lo sviluppo dei nomi di luogo.
  Dante Olivieri, uno studioso che ha fatto ricerche sui nomi delle nostre località lombarde, osserva che la parola "Veduggio" potrebbe derivare da "abetuculus" (dal latino "abies" = "abete"), cioè "piccolo abete".
   Il paese è formato da quattro località: Veduggio, Colzano, Bruscò, Tremolada.
   Il nome che per primo appare nei documenti storici è quello di Bruscò. Infatti nel 784 veniva ratificata una convenzione tra l'abate Benedetto del monastero maggiore di S.Ambrogio in Milano e un certo Teoperto. Costui, fin dal 742, aveva ceduto i suoi beni di "Bruscòno" (Bruscò) alla basilica di S.Ambrogio, col patto di vivere nella propria cella e di essere nutrito e vestito dal custode.
  Ora l'abate Benedetto, volendo riservare la cella ai suoi monaci, sostituì tale obbligo con l'usufrutto di tutte le terre che Teoperto aveva donato e, in più, gli offrì una casa da scegliere dentro o fuori città. Il termine "Colzano". Nel "Dizionario di toponomastica lombarda" (D.Olivieri, 1961), si trova scritto, con riferimento all'anno 1115, il nome di una località "Colzannis" che, secondo l'Olivieri, corrisponde senza alcun dubbio a "Colzano".

   Il nome di "Tremolada" compare più tardi. Nella guerra tra i comuni lombardi e l'imperatore Federico Barbarossa, l'abate Algisio dell'abbazia di Civate, uno tra i più potenti feudatari della Martesana, si schierò dalla parte dell'imperatore. In premio di ciò, dopo la seconda resa di Milano ("post destructionem Mediolani"), avvenuta nel febbraio del 1162, ottenne un diploma (datato 27 aprile 1162), con il quale il monastero di Civate, con tutti i suoi beni e possedimenti, era sottratto alla giurisdizione dell'arcivescovo di Milano, veniva dichiarato esente da ogni contribuzione e sottoposto alla sola autorità dell'imperatore e dell'abate. Fra le 36 località della Brianza, ville e castelli compresi, sono elencate "Tremolandem" ("Tremolada"), "Rutenado" ("Renate"), "Menzonicum" ("Menzonigo" di Besana), "Marexium" ("Maresso" di Missaglia).
   Il nome di "Veduggio" lo scopriamo nel 1289. Goffredo da Bussero, nel libro a lui attribuito: "Liber notitiae Sanctorum Mediolani" (1290), scrive: "In plebe Alliate loco Tremorate est ecclesia S.Faustini et Iovita", e aggiunge: "In loco Vedugio, ecclesia Sancti Martini".
   Da rilevare che nel '500 Veduggio, Colzano, Bruscò e Tremolada costituivano quattro comuni indipendenti, e tali rimarranno fino alla loro fusione avvenuta nel 1871.
   In un carteggio del 6 ottobre 1530 attinente alla "Cassina di Veduggio", si viene a sapere che il console era Andrea Ghizi e i capi famiglia erano Francesco Savino, Togno di Nava, Maria di Savini, Paolo Cazzaniga, Battista Mauri.
  In tutto sei famiglie. I latifondisti locali erano Savio da Nava (che abitava a Milano), Bonifacio da Nava, Michele Cereto e Filippo Nava. Questa comunità non era mai stata infeudata e perciò possedeva un proprio stemma comunale, costituito dallo scudo con un castello rosso in campo bianco e, al centro, una pianta stilizzata. Questo antico stemma è rimasto immutato fino ad oggi.

   Con un decreto dell'8 novembre 1928 il comune di Veduggio veniva fuso con quello di Renate. Dopo 28 anni, precisamente nel maggio 1956, Veduggio ritornava ad essere comune autonomo.
   Una curiosità che riguarda la popolazione. Nel 1608 Veduggio, Colzano, Bruscò e Tremolada raggiungevano, complessivamente, 250 abitanti.
   Da paese quasi esclusivamente dedicato al lavoro dei campi, a partire dagli inizi del secolo scorso Veduggio si è via via sempre più industrializzato sino a raggiungere ai giorni nostri, soprattutto nel settore della bulloneria, livelli d'importanza su scala mondiale.
  
   (Fonti storiche e bibliografiche: "Documenti" citati nel testo / "Veduggio-Storia della Parrocchia" / E.Mattavelli / 1993 / "Cronaca di Veduggio" / A.Benini / 1985)
  
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